Una cosa che dico sempre alle coppie che si sentono con me in chiamata: scegliere il fotografo è una delle decisioni più importanti del vostro matrimonio. Le foto devono essere all'altezza delle aspettative e dei sogni di un giorno desiderato, sognato e idealizzato per anni.
Sbagliare questa scelta è un errore che non si può riparare. Si può risparmiare su una portata del pranzo, ma non sul fotografo: è la figura che racconta il vostro giorno, e foto e video sono tutto ciò che vi resta quando la festa è finita.
C'è però un requisito fondamentale per la riuscita delle foto, a cui quasi nessuna coppia pensa: ogni momento deve essere ordinato e andare secondo i piani.
Per questo il mio lavoro non è solo scattare. È anche dirigere. Lo è soprattutto nei matrimoni religiosi, che sono scanditi da momenti precisi: basta un invitato fuori posto, una porta aperta troppo presto o una musica che parte in ritardo, e il momento più atteso diventa confuso. Una volta passato, non torna più.
L'ingresso della sposa: tutto pronto prima che si aprano le porte
È il momento che tutti aspettano. Prima di far entrare la sposa controllo io, uno per uno, i dettagli che lo rendono magico.
Prima che la sposa entri, mi assicuro che:
- gli invitati siano in ordine e al loro posto;
- lo sposo abbia già fatto il suo ingresso;
- il musicista sia pronto a partire;
- il drone sia già in volo;
- solo a quel punto faccio entrare la sposa.
Quando tutto è pronto, la differenza si vede: nello stupore degli invitati, negli sguardi, nell'emozione di chi aspetta all'altare.
Il primo sguardo dello sposo
C'è un momento che amo particolarmente. Guido lo sposo ad aspettare la sposa dando le spalle alla navata. Quando lei è arrivata a metà, gli faccio segno di girarsi.
È il suo primo sguardo, e in quell'istante riusciamo a cogliere tutta la sua emozione: è uno dei momenti più veri dell'intera giornata.
L'uscita: riso, petali e nessuna corsa
A fine cerimonia, mentre gli invitati escono a prepararsi, ci prendiamo qualche minuto per noi: facciamo alcuni scatti nella navata, con la luce che entra dalle vetrate della chiesa.
Prima dell'uscita, mi assicuro che:
- gli invitati siano già fuori, in ordine;
- tutti abbiano riso e petali in mano;
- solo allora guido gli sposi verso l'uscita.
Gli sposi guardano me e si affidano a me. Il loro unico compito è vivere il momento, senza chiedersi "Oddio, dove andiamo? Cosa facciamo? Cosa succede adesso?". A quello ci penso io, ed è anche per questo che il risultato è assicurato.
Guidare, senza mettere in posa
Lo stesso vale per lo shooting di coppia. Quando gli sposi si trovano davanti a una macchina fotografica senza una guida, cosa fanno? Si fermano, impacciati, e guardano in camera.
Io non chiedo pose forzate: creo invece una situazione, un momento di interazione tra voi due. Una piccola corsa, un giro di ballo, lo sposo che prende in braccio la sposa, giocare come bambini, ricordare un momento vissuto insieme. Così la coppia si esprime davvero, e le foto hanno un altro look: sono quelle che le coppie chiamano "così spontanee".
"La posa non esiste. Esiste soltanto la direzione."
Al ricevimento: reportage, con qualche piccola spinta
Durante i balli e la festa racconto tutto in stile reportage. Seguo il flusso dell'evento e aspetto che ogni momento accada da solo.
Ma vi confesso che a volte sono io a dare qualche input agli invitati: il gioco dei fazzoletti, per esempio. Oppure mi accordo con un gruppo di amici: "Ragazzi, perché non lanciate in aria lo sposo?". Accolgono subito l'idea, e ne escono foto dinamiche e divertentissime.
Succede lo stesso al taglio della torta. Spesso do io la direzione, sia per il taglio sia per il minuto subito dopo: trattengo gli sposi ancora un po', li invito ad assaggiare la torta, a sporcarsi. In un matrimonio la torta era una specie di tiramisù. Ho fatto segno allo sposo di sporcare il naso alla sposa: lui ci ha messo il dito, lei è scoppiata a ridere. Ne sono uscite foto bellissime.
Cosa cambia per voi
Una sposa diretta in chiesa vive quel momento con una serenità diversa, perché sa che qualcuno sta pensando ai tempi al posto suo. È un accompagnamento a 360 gradi, e la paura di essere messi in posa svanisce.
Allo stesso tempo, le immagini mantengono quel look editoriale, da copertina, nei momenti più perfetti. Ci arrivo con l'uso sapiente dell'attrezzatura e delle luci, e con tutto il lavoro che facciamo dietro le quinte.
Quando confrontate i fotografi, oltre a guardare le gallerie fate queste domande: chi coordina l'ingresso della sposa? Come gestisce l'uscita dalla chiesa? Vi guida durante gli scatti di coppia o resta in disparte? Dalle risposte capirete subito che tipo di giornata vi aspetta.